Attraversare i confini: un’esperienza condivisa tra arte, relazione e salute mentale - Hexperimenta
L’esperienza di peer learning realizzata con La Neura Teatre in Italia, all’interno del progetto SINAPSI, è stata per il nostro team molto più di un momento di scambio professionale. È stata un’occasione intensa, vissuta con partecipazione emotiva e curiosità, che ha lasciato tracce profonde sia nel lavoro quotidiano sia nelle relazioni tra le persone coinvolte. Tutto questo è stato reso possibile grazie alla partecipazione al programma Erasmus+, che ha offerto il contesto e le risorse per attivare un’esperienza di scambio internazionale così significativa.
Fin da subito è emersa una qualità rara: la capacità di stare insieme senza barriere. Operatori, partecipanti in percorso terapeutico e pubblico esterno hanno condiviso lo stesso spazio senza gerarchie evidenti, incontrandosi prima di tutto come persone. Questo clima ha reso l’inclusione qualcosa di naturale, non dichiarato ma vissuto, e ha confermato quanto sia fondamentale costruire contesti in cui l’arte diventa terreno comune, capace di accogliere e connettere senza etichette.
Preparare e condurre le due giornate di lavoro ha significato anche fermarsi a guardare il percorso fatto negli anni. Il laboratorio è giunto alla sua quarta annualità e il confronto con un partner internazionale ha offerto l’occasione per tornare alle origini, riscoprire intuizioni iniziali e rimettere in discussione abitudini consolidate. Questo processo ha restituito freschezza e motivazione, ricordandoci quanto sia importante continuare a interrogare le proprie pratiche. In questo dialogo con La Neura Teatre si è rafforzata una convinzione condivisa: la pratica artistica possiede già in sé una dimensione terapeutica, che va riconosciuta e sostenuta senza forzarla entro definizioni esterne
Le due giornate hanno avuto un forte impatto anche sul piano relazionale. Molti partecipanti hanno raccontato di essersi sentiti parte di qualcosa di importante, di aver percepito un’energia diversa, più aperta e fiduciosa. Il momento della Long Table è stato particolarmente toccante: alcune persone in percorso terapeutico hanno preso la parola davanti a tutti, con lucidità e coraggio. Non si è trattato solo di interventi, ma di gesti di presenza, che hanno reso visibile un percorso di crescita e di riappropriazione della propria voce. In quei momenti è apparso chiaro quanto gli spazi sicuri e non giudicanti possano trasformarsi in luoghi di emancipazione reale.
Le attività proposte hanno intrecciato corpo, parola e creatività, offrendo ai partecipanti la possibilità di esplorare emozioni, limiti e risorse personali. Il lavoro fisico, i momenti di condivisione e le pratiche artistiche hanno contribuito a ridurre ansia e tensioni, favorendo allo stesso tempo un aumento dell’autostima e della consapevolezza di sé. In questo senso, il percorso si inserisce in una visione che richiama le riflessioni di Franco Basaglia, quando invitava a superare la riduzione delle persone alla sola dimensione della diagnosi, per restituire centralità alla loro esperienza umana
L’incontro con La Neura Teatre è stato segnato da una disponibilità autentica all’ascolto reciproco. Nonostante le differenze linguistiche, culturali e generazionali, si è creato un dialogo spontaneo e continuo, in cui le diversità hanno funzionato come risorsa e non come ostacolo. Condividere pratiche e visioni ha permesso a entrambe le realtà di riconoscersi in alcune radici comuni, pur mantenendo specificità e approcci distinti. Questo scambio ha aperto nuove domande e ha fatto emergere il desiderio di continuare a collaborare, senza la rigidità di progetti a scadenza ma con la volontà di costruire relazioni durature.
La restituzione performativa ha rappresentato uno dei momenti più suggestivi dell’intero percorso. Attorno a un grande tavolo, i partecipanti hanno tracciato segni e linee su una superficie condivisa, dando vita a una sorta di scrittura visiva collettiva. I segni si sovrapponevano, si cancellavano e si intrecciavano, proprio come accade nelle relazioni. Vedere quel processo prendere forma ha reso tangibile il dialogo tra le persone, trasformando il gesto creativo in una testimonianza visibile dell’incontro. Per molti è stato sorprendente scoprire quanto sia difficile – e allo stesso tempo liberatorio – disegnare senza un obiettivo preciso, lasciando che il segno nasca dall’ascolto del momento.
Anche dal punto di vista interno l’esperienza è stata significativa. La complessità organizzativa, la gestione degli spazi e dei tempi e la necessità di coordinarsi con un partner internazionale hanno messo alla prova la capacità di lavorare insieme. Il risultato è stato però quello di una squadra più consapevole e coesa, capace di affrontare le sfide e di trasformarle in occasioni di crescita. Allo stesso tempo, l’evento ha contribuito ad allargare la rete e a portare nuove energie nel gruppo, rafforzando il senso di appartenenza e di direzione condivisa.
Guardando a posteriori, questa esperienza non appare come un episodio isolato, ma come un passaggio importante nel percorso della nostra associaizone. Ha generato domande, ha confermato intuizioni e ha aperto possibilità nuove, mostrando quanto sia prezioso creare spazi di incontro tra pratiche artistiche, salute mentale e dimensione comunitaria.
Portiamo con noi la soddisfazione di aver costruito qualcosa di significativo, ma anche la responsabilità e il desiderio di farne un punto di partenza. Le relazioni nate, le riflessioni emerse e le emozioni condivise continuano a lavorare in profondità, accompagnandoci nelle prossime tappe del progetto e nel quotidiano lavoro con le persone.
VASI COMUNICANTI E ANTAGONISMI MOBILITATORI: UN CAMBIAMENTO METODOLOGICO NELL'ARTE CON ATTENZIONE AL MALESSE NEL PROGETTO SINAPSI - La Neura Teatre
Nell'ambito del progetto di cooperazione SINAPSI il nostro collettivo si è recato ad Ancona con l'obiettivo di realizzare un'esperienza di Peer Learning incentrata sul lavoro artistico con persone che hanno vissuto esperienze legate alla salute mentale e alla creazione scenica.
Oltre all'osservazione e al trasferimento di conoscenze basate sullo studio delle metodologie sceniche e artistiche di Hexperimenta, l'esperienza ha comportato un vero e proprio cambiamento interno nel modo di lavorare del nostro collettivo. Ciò che ci ha colpito di più è stata la possibilità di imparare non solo da un'altra generazione di creatrici con un'esperienza più lunga nel tempo, ma anche da parametri onesti in cui, nonostante le differenze di approccio nei nostri lavori, l'obiettivo comune è emerso chiaramente fin dal primo incontro: creare spazi artistici non per le persone, ma con loro.
Durante il workshop interdisciplinare, che integrava storytelling teatrale, danza e arti visive, abbiamo partecipato attivamente insieme al resto delle persone. Questa integrazione nell'esercizio è stata fondamentale per comprendere la profondità della metodologia scenica della compagnia, questione che abbiamo potuto cogliere attraverso la nostra stessa corporeità in co-creazione con gli altri. Non siamo state osservatrici esterne, ma parte di una creazione orizzontale in cui abbiamo potuto rendere conto dell'emergere di una narrativa collettiva multidisciplinare e arricchente. L'esperienza ha confermato qualcosa che noi di La Neura difendiamo profondamente: tutte le persone, indipendentemente dalla loro situazione di vita, hanno la capacità di sostenere processi artistici se lo spazio è guidato con sensibilità e criteri estetici ed etici.
D'altra parte, tra le differenze di approccio di base nei campi d'azione delle due compagnie, osserviamo che la metodologia di Hexperimenta, sebbene non necessariamente ma in modo fondamentale, è orientata all'accompagnamento di persone con una diagnosi e/o (ex)istituzionalizzate, fornendo loro uno strumento di emancipazione al di là del patologico o, piuttosto, al margine del patologico, questione che consideriamo centrale. Hexperimenta pone al centro un certo senso e valore della semplicità e l'importanza di sostenere con chiarezza la struttura dello spazio, elementi che interpretiamo come raffinati dopo la lunga carriera delle sue componenti. È stato uno scambio in cui le differenze non hanno generato distanza, ma arricchimento reciproco, antagonismi mobilitanti. La nostra pratica, invece, parte da esercizi artistico-teatrali non necessariamente adattati a un contesto clinico precedente, nella convinzione che sia fondamentale non addomesticare i linguaggi scenici per poter sviluppare una pratica artistica veramente critica ed emancipatoria. Forse questo costituisce una differenza nel campo dell'azione sociale, tuttavia riteniamo che entrambi siano territori artistici che derivano da una geografia della cura comune.
Questa percezione concettuale è stata rafforzata in modo fondamentale durante il secondo giorno, di carattere più pratico rispetto al precedente, attraverso la visione delle performance a cui siamo state invitate. Abbiamo trovato particolarmente stimolante constatare come l'attenzione fosse focalizzata tanto sul processo quanto sul risultato: la capacità di improvvisare all'interno dello spettacolo stesso, e in dialogo con il pubblico, dimostrava che la creazione era ancora viva sulla scena. Il risultato artistico non era una cristallizzazione chiusa, ma un organismo permeabile e poroso. La tavola rotonda che è seguita è stata, di per sé, una dichiarazione di principi. Lontano dalle tradizionali strutture gerarchiche di condivisione, è stato proposto un dispositivo inclusivo: un ampio tavolo coperto da un grande foglio di carta che ne occupava tutta la superficie. Le persone potevano avvicinarsi liberamente per parlare, sedersi e prendere la parola, scrivere o disegnare sul tavolo, o anche esprimere il proprio pensiero solo attraverso il corpo. Questa molteplicità di linguaggi ha permesso al dibattito di trascendere la parola verbale e aprirsi ad altre forme di pensiero. I conflitti e i disaccordi erano presenti, ed erano necessari. Domande come "A cosa serve l'arte?", "Qual è la responsabilità dell'artista quando lavora con la sofferenza psichica?" o "La vulnerabilità può diventare una responsabilità collettiva?" non cercavano una risposta definitiva, ma piuttosto di espandersi. Lungi dal chiudere le definizioni, la conversazione si è ramificata in nuove domande, generando uno spazio in cui le differenze non venivano neutralizzate, ma arricchivano il pensiero collettivo, organizzandosi attraverso vasi comunicanti tematici che univano entrambe le pratiche.
Questa esperienza di Peer Learning non solo ci ha permesso di conoscere una metodologia diversa, ma ci ha anche spinto a rivedere la nostra. Siamo tornate con più domande che risposte, ma anche con una maggiore convinzione: l'arte non deve essere ridotta né adattata. Se esiste un'etica dell'accompagnamento, i processi artistici possono sostenersi con pubblici diversi, senza perdere la loro complessità né la loro potenza. Per La Neura Teatre, questo scambio è stato un'opportunità di crescita strutturale e artistica. Ha rafforzato la nostra volontà di continuare a esplorare pratiche inclusive che non separino la creazione dalla cura e che intendano l'arte non come uno strumento da applicare alle persone, ma come un territorio da costruire insieme a loro.
